Arte

Madmoiselle Le Gru

Sempre più creativo e al passo con i grandi festival internazionali, GruVillage sceglie l’arte contemporanea come veicolo per comunicare il Festival e rinnova ogni anno la sua immagine affidando a un artista visuale il compito di creare in esclusiva per la manifestazione un’opera che diventi il fil rouge di tutta la comunicazione, la grafica e gli allestimenti dell’Arena, e un video che lanci la line-up.

 

2017 • Pixel Pancho

Nel 2017 il GruVillage ha affidato a uno degli street artist italiani più quotati al mondo il compito di lasciare il suo inconfondibile segno sulla manifestazione: PixelPancho

“…l’artista torinese venerato come una rockstar nel mondo della street art” - Rolling Stone • “…uno degli street artists italiani più conosciuti e apprezzati al mondo” - La Stampa • “…il più importante street artist italiano” - Culturalweekly

Mademoiselle Le Gru”

E' questo il titolo dell’acquerello su serigrafia stampata a mano da Sericraft che diventa la leading image, il fil rouge di tutta la comunicazione e la grafica dell’edizione 2017 del GruVillage. L’immagine ritrae un robot dalle sembianze umane e femminili, vestito con abiti ottocenteschi, che stringe a sé una gru, immersa in un enorme bouquet di piante e fiori. La raffigurazione di automi è il “marchio di fabbrica” di PixelPancho che fin dal suo esordio sceglie come protagonisti delle sue opere robot umanizzati che vivono in mondi immaginari popolati da riferimenti e citazioni sia storiche sia contemporanee. Queste figure “androidee” rappresentano la deificazione dell’uomo stesso. L’uomo è protagonista senza mai comparire in carne ed ossa, la sua pelle sensibile diviene ferro, il suo animo ingranaggio. Nella serigrafiaPixelPancho inserisce anche l’elemento animale: la gru. L’uccello è il simbolo di Le Gru e ovviamente del GruVillage: si pensa addirittura che il toponimo di Grugliasco – la città alle porte di Torino sede del Festival – faccia riferimento alle gru che un tempo sostavano nell’area durante le migrazioni stagionali. Un luogo che con il tempo non ha tradito la sua vocazione di crocevia e di incontro diventando il teatro di uno dei più apprezzati Festival estivi italiani. La gru, nell’arte, ha sempre rappresentato il simbolo della longevità e della creazione. In quanto uccello d’acqua è portatore di energia femminile. Associata alla “mademoiselle” robotica ne rafforza la sua identità e la potenza in un inno alla creatività. Infine, il bouquet, con la sua esplosione di verde e di colori richiama il tema della natura così caro all’artista: la bellezza del pianeta è così sottovalutata dall’uomo che può sembrare imprigionata in una gabbia grigia fatta di progresso sfrenato e inquinamento. Fermarsi a guardarla è un regalo che dovremmo farci ogni giorno. Conoscere il nostro pianeta e le energie che ci fornisce sono solo i primi piccoli passi da muovere per entrare nel mondo di Pixelpancho. Un mondo di piante che sono energia, che danno vita, intorno e fin dentro i suoi robot, umani in ferro che invecchiando arrugginiscono, fondendosi in un tutt'uno. L'umanità se compatta si muovesse verso uno stile di vita più eco-sostenibile, potrebbe dare vita a un nuovo senso di esistenza: come per la musica, l'arte ha il dovere di mostrarci il lato romantico e rivoluzionario di un futuro prossimo e di aiutarci a riconoscere la bellezza che ci circonda. La condivisione per il tema della natura è caro anche al GruVillage, che fa della sua location verde, curata nei minimi particolari, il suo fiore all’occhiello, unito all’impegno per incoraggiare la mobilità green e per sostenere e promuovere il territorio e la cultura.

The Art Movie – GruVillage 2017 Official Presentation Video
featuring PixelPancho & rs03 - robot snodabile 03
Marco Testa regia, montaggio, musiche originali. Giulio Milone camera e Giulia Mola aiuto regia

Il GruVillage viene raccontato in 45 secondi attraverso gli occhi e le atmosfere androideee di PixelPancho e di rs03 - robot snodabile 03. Il video, diretto dal regista e musicista Marco Testa, si nutre delle atmosfere post industriali che PixelPancho riproduce nelle sue opere, e presenta la line up del Festival: i nomi degli artisti che si esibiranno sul palco del GruVillage compaiono su vari oggetti metallici e non, nell’officina in cui l’artista costruisce il robot, come se fossero ingredienti di un’antica pozione magica o elementi fondamentali di un progetto in costruzione. Il video, richiama l’immaginario gotico dei film di Tim Burton e delle illustrazioni di Edward Gorey, portando lo spettatore in un’atmosfera steampunk onirica, ma tangibile, fantastica, ma reale. Si rappresenta così l’anima più vera del GruVillage: nell’arena del festival il suono intangibile si trasforma in emozione pura, diventando colore e memoria. L’esperienza di un concerto regala così alla nostra vita la consistenza di una favola, un po’ reale e un po’ immaginaria. 

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PixelPancho Bio

Nato a Torino nel 1984, PixelPancho è stato iniziato alle forme e ai colori dal nonno, pittore occasionale. La sua passione per l’arte e il design lo porta a studiare all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e in seguito alla Real Academia de Bellas Artes a Valencia in Spagna. In questo periodo si avvicina alla scena della street art e dei graffiti. Influenzato da questo mondo inizia a utilizzare bombolette spray e marker e a lavorare su superfici esterne anziché utilizzare metodi più classici di pittura su carta o tela. In seguito, muovendosi tra Torino e Valencia, PixelPancho si fa notare sulle strade usando differenti mezzi come piastrelle, murales, stickers e poster art: molto presto le sue opere iniziano ad abbellire i muri di tante città europee. 
Il lavoro di PixelPancho ha diverse influenze: si notano tracce del pittore storico spagnolo Joaquin Sorella, del surrealista Salvador Dalì, del gruppo politico di pittori “El Equino Cronica” fino ai più moderni Ron English e Takashi Murakami. I suoi viaggi lo portano in tutto il mondo in occasione di graffiti jam, grandi muri da dipingere, festival di arte, mostre di gruppo e personali in diverse gallerie, queste esperienze hanno consentito allo stile di PixelPancho di evolversi dalle semplici raffigurazioni dei suoi robot alle composizioni più complesse e strutturate che caratterizzano i suoi lavori di oggi.

Pixelpancho

La narrativa delle opere dell’artista torinese parte da un mondo dimenticato che esiste dietro un grande strato di polvere; un mondo popolato da robot ammaccati, decadenti e rotti a terra, i loro corpi di ferro e rame arrugginiti è come se fossero destinati all’oblio. Nonostante la grande gamma e la diversità dei suoi lavori, questo mondo surreale è un filo costante che oscilla tra riferimenti storici e contemporanei, dando un senso al “qui e ora”. Le caratteristiche fisiche e gestuali che umanizzano questi robot sono un’inconfondibile “marchio di fabbrica” dell’artista. 
Il lavoro di PixelPancho, che si può trovare sui muri degli edifici abbandonati di diverse città in Europa, Stati Uniti, Sud America, Nord Africa e Oceania è un unico mondo di storie interconnesse: i murales, i dipinti, le sculture… alla fine sono solo una piccola parte di qualcosa di più grande, un’altra storia che vive all’interno di questo grande regno surreale in continua crescita. Attualmente PixelPancho lavora soprattutto nei suoi due studi di Torino e Brooklyn a NY, negli ultimi due anni ha allestito mostre personali in prestigiose gallerie a Parigi (Le Fauvre), Londra (Stolen Space), Roma (Varsi) e NY (Hoerle-Guggenheim), ha dipinto per importanti festival in mezzo mondo (Miami ArtBasel, Berlin Uman Nation, Christal Ship Festival in Olanda, Rabat Jidar Festival, etc) e ha realizzato progetti che lo hanno portato dalla Repubblica Dominicana agli Usa o dall’Austria alla Norvegia. In questo periodo si sta concentrando su bio sculture in grado di produrre energia, bio installazioni in zone di carenza d'acqua -come condensatori d'acqua piovana e umidità- e sull’utilizzo di materiali eco-bio-compatibili.

Marco Testa Bio

Classe 1977, regista, montatore e musicista ha lavorato per la Rai “ La storia siamo noi ”, montando diversi episodi della serie e realizzando il documentario “ Vuoti a perdere ?”, viaggio nella psichiatria italiana. Videomaker della rassegna artistica “ Ars Captiva ” e del festival di graffiti “ Streetalps”, spazia dalla video-arte all’istituzionale, sperimentando sempre nuove soluzioni cinematografiche e nuove forme di comunicazione.

2016 e 2015 • Massimiliano Petrone

Nel 2015 il GruVillage ha chiesto al giovane pittore e street artist torinese Massimiliano Petrone, reduce dalla Biennale di Venezia, di creare un dipinto in esclusiva per il festival, al fine di trasformare il palco che avrebbe ospitato i concerti in una vera a propria opera d'arte: nasce così l'olio su tela intitolato "Morrissey", un omaggio al cantante britannico.

Nel 2016, visto il successo dell'idea realizzata nella edizione precedente, il GruVillage richiama Max Petrone e gli chiede una nuova opera, che questa volta non viene utilizzata solo per vestire il palco, ma diventa il simbolo dell'intera comunicazione del festival: "Cavour Rock".
Questo olio su tela è un omaggio al Piemonte, un invito alla libertà e all’unità. Petrone ritrae infatti in chiave rock lo statista più celebre della storia di Italia: Camillo Benso Conte di Cavour. L’opera raffigura l’uomo simbolo del Risorgimento dipinto con toni di colore acceso e un segno forte e incisivo che ricorda l’immaginario “fumettaro” e fantastico dei Kiss.
Massimiliano realizza inoltre nel 2016 anche il video "GruVillage 2016 Teaser painted by Max Petrone" in cui racconta il cartellone del festival dipingendolo su tela.

 

Massimiliano Petrone

Max Petrone Bio

Dalla Biennale di Venezia alle gallerie d'arte italiane ed estere, dalle tele ai tessuti, Massimiliano Petrone è un pittore tout court. Chi vive a Torino avrà già incontrato un suo dipinto in qualche galleria, cinema, locale o negozio del centro, avrà assistito ad una sua live performance o adocchiato una sua t-shirt tra la folla notturna dei Murazzi. Lo stile è riconoscibile, i colori dirompenti, la penna risoluta. Non serve essere estimatori dell'arte contemporanea per apprezzarlo. Massimiliano Petrone rappresenta uno dei personaggi di spicco della nuova innovativa scena pittorica italiana. Il suo sogno è sempre stato quello di disegnare, di creare e di comunicare attraverso la sua arte, mischiando varie tecniche e sperimentando continuamente nuovi stili usando olii, spray, acrilici per poi passare alla grafica, al video e alla rivisitazione di oggetti di design dipingendoli con uno stile unico e inconfondibile.
Dal 2001 a oggi espone in numerose mostre in gallerie sparse per l’Italia. Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia Regione Piemonte a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2014 presenta due personali, una presso Killer Kiccen, Milano dal titolo “Around My Head” a cura di Giuseppe Iavicoli e un’altra “viaggio/Travel” presso la Brunswick Street Gallery di Melbourne in Australia. Nel 2015 partecipa a “Banlieue” presso il Palazzo delle Stelline a Milano a cura di Federica Morandi, alla collettiva “The Exhibitionists – the private parts of public art“ presso la Funarte Gallery di Lisbona in Portogallo e all’Urban Vision Festival di Acquapendente nel Lazio. Sempre nel 2015 il suo segno incisivo diventa il volto del festival internazionale GruVillage: Max crea in esclusiva per la decima edizione della manifestazione un dipinto che caratterizza il fronte del palco e gli allestimenti dell’arena. In ottobre, dopo aver contagiato i social con i suoi video di grafiche-coffee, superando 4 milioni di visualizzazioni, partecipa ad Expo Milano 2015 con una serie di live painting interattivi
per Illy Caffè, diventati altrettanto virali sul web. Il 2016 inizia con la Milano Tattoo Convention dove Max presenta lavori, dipinti, coffee drawings e realizza una serie di live paintings a cura di KK productions & Giuseppe Iavicoli.